
Relazioni consapevoli, dialogo e cura della genitorialità
Dialogica è il mio spazio professionale dedicato alle relazioni familiari e alla gestione dei conflitti. Integro competenza legale, mediazione familiare, coordinazione genitoriale e conflict coaching per accompagnare genitori, coppie e famiglie nei momenti di conflitto, separazione e riorganizzazione delle relazioni.

Chi sono
Sono Laura Gabriela Mogoi, una professionista del diritto
specializzata in mediazione familiare, coordinazione genitoriale,
accompagnamento alla genitorialità e consulenza legale in
ambito familiare. La mia formazione multidisciplinare e la
profonda conoscenza delle dinamiche familiari mi permettono di leggere le situazioni familiari da prospettive diverse, mantenendo sempre chiari i confini e il ruolo professionale con cui intervengo.
Una difficoltà familiare, infatti, raramente riguarda un solo aspetto. Accanto alle questioni giuridiche ci sono comunicazioni che si interrompono, decisioni che diventano motivo di scontro, bisogni differenti e relazioni che devono trovare un nuovo equilibrio.
Ogni persona, ogni famiglia e ogni conflitto hanno una storia diversa. Per questo parto dall’ascolto e dalla comprensione della situazione per individuare il percorso più adatto e gli strumenti realmente utili, senza applicare soluzioni preconfezionate.
Il mio lavoro è orientato soprattutto alla prevenzione e alla gestione del conflitto, alla comunicazione, alla ricerca di accordi e al sostegno della responsabilità genitoriale, con particolare attenzione alla tutela dei figli quando sono coinvolti.
Credo in un modo di lavorare nel quale il professionista non si sostituisce alle persone, ma le aiuta a comprendere meglio ciò che sta accadendo, riconoscere le proprie risorse, valutare possibilità diverse e assumere decisioni più consapevoli.
Dialogica nasce proprio da questa idea. Il conflitto non deve necessariamente diventare una battaglia. Può diventare uno spazio nel quale ricominciare a parlarsi, prendere decisioni e costruire nuovi equilibri.
Colmare il divario tra diritto e affetti

Sostegno alle famiglie
Lavoro per sostenere famiglie, genitori, bambini, scuole e professionisti in percorsi concreti e trasformativi.

Approccio integrato
Ogni conflitto, se affrontato con strumenti adeguati, può diventare un’opportunità di evoluzione personale e familiare.

Soluzioni concrete
Guido con professionalità e cura nei momenti delicati della vita familiare, costruendo soluzioni passo dopo passo.
Mediazione familiare
La mediazione familiare è un percorso volontario e riservato per la gestione dei conflitti che possono nascere all’interno della famiglia, con l’accompagnamento di una mediatrice familiare professionalmente formata, terza, neutrale e imparziale.
Può essere utilizzata per affrontare i conflitti sorti nell’ambito dei procedimenti di separazione e divorzio, in occasione della modifica delle relative condizioni, nei conflitti di coppia e genitoriali, ma anche nelle altre situazioni critiche che possono interessare la vita e le relazioni familiari. Può riguardare, ad esempio, liti tra fratelli, questioni connesse ai passaggi generazionali nell’impresa familiare o difficoltà relative alla gestione e alla cura di un familiare non autosufficiente.
La mediazione offre alle persone uno spazio nel quale affrontare il conflitto senza che sia un terzo a stabilire chi abbia ragione o quale debba essere la soluzione. La mediatrice non giudica, non prende decisioni al posto delle persone e non rappresenta gli interessi di una parte contro quelli dell’altra. Facilita il dialogo e la comunicazione, aiuta a individuare le questioni che alimentano il conflitto, a far emergere esigenze, interessi e preoccupazioni e accompagna le persone nella ricerca di soluzioni che possano essere condivise e sostenibili nella loro concreta realtà familiare.
Il percorso si fonda sulla libertà e sulla volontarietà della partecipazione. Sono le persone coinvolte a scegliere se iniziare la mediazione e se proseguirla. L’adesione iniziale non comporta alcun obbligo di continuare fino alla conclusione né di raggiungere necessariamente un accordo. Ciascun partecipante può rinunciare alla mediazione e interrompere il percorso in qualsiasi momento.
La volontarietà rimane un principio fondamentale anche quando la possibilità di ricorrere alla mediazione emerge durante un procedimento giudiziario. La normativa prevede che il giudice possa informare le parti della possibilità di avvalersi della mediazione familiare e invitarle a rivolgersi a un mediatore per ricevere informazioni sulle finalità, sui contenuti e sulle modalità del percorso. L’avvio della mediazione presuppone comunque il consenso delle persone interessate.
Quando il conflitto riguarda genitori con figli, la mediazione consente di lavorare anche sulla riorganizzazione delle relazioni familiari e genitoriali, mantenendo particolare attenzione all’interesse morale e materiale dei figli. Può aiutare i genitori ad affrontare la comunicazione, l’organizzazione della quotidianità, i tempi e le modalità della presenza di ciascun genitore, le decisioni educative e le altre questioni che continuano a richiedere confronto e collaborazione anche quando la relazione di coppia si è conclusa.
In questo contesto la mediazione può contribuire a gestire i rapporti con il minore e a dare concreta attuazione al principio della bigenitorialità, favorendo, quando le condizioni familiari lo consentono e nel rispetto dell’interesse del figlio, la continuità della relazione con entrambi i genitori. La fine della relazione di coppia, infatti, non determina la fine della responsabilità genitoriale. La mediazione può aiutare i genitori a distinguere il conflitto che appartiene alla loro relazione dalle decisioni che continuano ad assumere nell’interesse dei figli.
La mediazione familiare è inoltre caratterizzata dalla riservatezza. Le informazioni apprese e le dichiarazioni rese nel corso del percorso sono tutelate dagli obblighi di riservatezza previsti per l’attività professionale della mediatrice. La possibilità di confrontarsi in uno spazio riservato consente alle persone di esplorare esigenze, proposte e possibili soluzioni senza trasformare necessariamente ogni differenza in una contrapposizione.
Le decisioni rimangono sempre nelle mani delle persone coinvolte. La mediatrice è responsabile del processo di mediazione, non del contenuto delle decisioni che le parti scelgono di assumere. Non impone un accordo e non può obbligare le persone ad accettare una determinata soluzione.
La mediazione familiare non è una terapia di coppia o familiare, non è una consulenza psicologica e non sostituisce la consulenza legale individuale. Quando è necessario conoscere i propri diritti e obblighi o valutare le conseguenze giuridiche delle possibili decisioni, ciascuna persona può avvalersi del proprio avvocato. Quando gli accordi raggiunti devono produrre specifici effetti giuridici, dovranno essere formalizzati attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento.
Il percorso presuppone infine che vi siano condizioni che consentano una partecipazione libera, consapevole, equilibrata e sicura. Il conflitto familiare non deve essere confuso con situazioni di violenza domestica o di genere, coercizione o grave squilibrio tra le persone. In presenza di tali elementi, la tutela della persona e degli eventuali minori coinvolti è prioritaria e deve essere valutata l’appropriatezza stessa del percorso di mediazione.

Frederick George Cotman, One of the Family (1880)
Coordinazione genitoriale
La coordinazione genitoriale è un percorso rivolto principalmente ai genitori separati o divorziati che vivono una situazione di elevata e persistente conflittualità, nella quale le difficoltà di comunicazione e di gestione delle decisioni continuano a interferire con l’esercizio della responsabilità genitoriale e rischiano di coinvolgere i figli nel conflitto tra gli adulti.
Il percorso è finalizzato ad aiutare i genitori a dare concreta attuazione agli accordi raggiunti o ai provvedimenti che riguardano i figli, a gestire le divergenze che possono sorgere nella quotidianità e a costruire modalità di comunicazione e di decisione più funzionali. Può riguardare, ad esempio, i tempi di permanenza con ciascun genitore, vacanze e festività, scuola, attività extrascolastiche, modalità degli scambi e altre questioni connesse all’esercizio della responsabilità genitoriale.
La coordinazione può essere intrapresa su accordo dei genitori oppure inserirsi nell’ambito di un procedimento giudiziario. L’art. 473-bis.26 c.p.c. prevede, su istanza congiunta delle parti, la possibilità per il giudice di nominare un esperto che intervenga sul nucleo familiare per contribuire al superamento dei conflitti, fornire ausilio ai minori e favorire il miglioramento delle relazioni tra genitori e figli. In questo caso il giudice individua gli obiettivi dell’intervento e ne definisce l’incarico, intervenendo anche quando sorgano questioni relative ai suoi poteri o limiti.
Il coordinatore genitoriale è un professionista terzo e imparziale. Non rappresenta uno dei genitori contro l’altro e non stabilisce chi abbia ragione. Accompagna i genitori nella gestione delle difficoltà concrete, favorisce la ricerca di soluzioni condivise e li aiuta a mantenere le decisioni che riguardano i figli distinte dal conflitto personale che può permanere tra loro.
L’interesse del minore rimane al centro dell’intervento. La coordinazione mira in particolare a ridurre l’esposizione dei figli alla conflittualità, a rendere più stabile e prevedibile l’organizzazione familiare e ad aiutare entrambi i genitori a esercitare le proprie responsabilità nei loro confronti.
A differenza della mediazione familiare, la coordinazione genitoriale non è caratterizzata dallo stesso regime di riservatezza. Modalità e limiti della comunicazione delle informazioni vengono definiti nell’incarico. Il coordinatore può inoltre interagire, nei limiti stabiliti, con gli avvocati e con gli altri professionisti coinvolti e, quando opera nell’ambito di un incarico giudiziario, attenersi alle modalità di relazione eventualmente stabilite dal giudice.
La coordinazione genitoriale è un intervento concreto e strutturato che aiuta i genitori a gestire la genitorialità anche quando il conflitto tra loro rimane elevato, affinché siano soprattutto i figli a non doverne sostenere le conseguenze.
Gruppi di Parola per figli di genitori separati
La separazione dei genitori è un cambiamento importante anche per i figli. Può portare con sé emozioni diverse e talvolta difficili da esprimere, domande, preoccupazioni, rabbia, tristezza, ma anche il desiderio di capire che cosa sta accadendo nella propria famiglia.
Il Gruppo di Parola offre a bambini e ragazzi uno spazio protetto nel quale poter raccontare ciò che vivono e dare voce alle proprie emozioni, attraverso la parola, il disegno, la scrittura, il gioco e altre attività.
Possono esprimere pensieri e sentimenti legati alla separazione, condividere interrogativi, riconoscere paure e preoccupazioni e scoprire che altri bambini o ragazzi vivono situazioni e sentimenti simili. Il confronto tra pari aiuta anche a trovare nuovi modi per affrontare i cambiamenti familiari e per comunicare con i propri genitori.
Soprattutto, incontrare coetanei che stanno attraversando un’esperienza simile permette di scoprire di non essere soli. Nel confronto con gli altri, bambini e ragazzi possono riconoscere esperienze comuni, condividere pensieri e trovare nuove parole per comunicare ciò che sentono anche ai propri genitori.
Il Gruppo di Parola non è una terapia, ma un percorso breve di ascolto, espressione e condivisione che accompagna i figli nei cambiamenti legati alla separazione e alla nuova organizzazione della famiglia.
Il gruppo non mette i figli nella posizione di scegliere tra mamma e papà e non li coinvolge nelle decisioni o nel conflitto degli adulti. Al contrario, offre loro uno spazio nel quale poter continuare a sentirsi figli di entrambi, liberi di esprimere ciò che provano senza dover prendere posizione.
Anche i genitori fanno parte del percorso. La partecipazione del figlio richiede il consenso di entrambi e il modello prevede momenti di coinvolgimento degli adulti, affinché ciò che emerge dall’esperienza del gruppo possa favorire anche una maggiore attenzione ai bisogni affettivi dei figli e alla comunicazione familiare.
Il Gruppo di Parola diventa così una risorsa non soltanto per il bambino o il ragazzo, ma per l’intera famiglia. Il suo obiettivo non è cancellare la difficoltà della separazione, ma aiutare i figli ad attraversarne i cambiamenti senza sentirsi soli e senza essere chiamati a portare il peso del conflitto degli adulti.
Parent training
Essere genitori significa affrontare ogni giorno situazioni che possono mettere alla prova la relazione con i figli. Il Parent Training è un percorso di sostegno alla genitorialità che aiuta i genitori a comprendere meglio ciò che accade nella relazione con i propri figli e ad affrontare in modo più consapevole le difficoltà educative della quotidianità.
Può essere particolarmente utile anche per genitori di bambini e ragazzi con ADHD, DSA o altre difficoltà comportamentali, emotive o di autoregolazione, che possono richiedere modalità educative e comunicative più consapevoli e adeguate alle caratteristiche del figlio.
Attraverso un lavoro concreto e strutturato, i genitori imparano a osservare le dinamiche familiari, comunicare in modo più efficace, definire regole e limiti chiari, gestire i comportamenti difficili e affrontare i conflitti, sperimentando strategie che possono essere applicate nella vita di tutti i giorni.
L’obiettivo non è diventare genitori “perfetti”, ma rafforzare le proprie competenze genitoriali, riconoscere le risorse dei figli e costruire modalità relazionali ed educative più funzionali per tutta la famiglia.
Perché scegliere Dialogica
Uno sguardo che integra diritto, relazioni e conflitto
Un percorso non uguale per tutti
Le persone restano protagoniste
Il primo passo può essere semplicemente parlarne
Non sempre è facile capire da dove iniziare, soprattutto quando una situazione familiare o relazionale è diventata fonte di tensione, preoccupazione o conflitto.
Un primo incontro può servire proprio a questo. Raccontare ciò che sta accadendo, comprendere meglio la situazione e valutare insieme quale percorso possa essere più adatto.
Non è necessario avere già una soluzione. A volte il primo passo è semplicemente creare uno spazio nel quale poter guardare al problema da una prospettiva diversa.
Contattami per un primo colloquio conoscitivo.
Il dialogo non cancella le differenze. Può cambiare il modo in cui scegliamo di attraversarle.




